Tutelare i beni culturali: intervista al direttore generale FAI

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Angelo Maramai, direttore generale del Fondo Ambiente Italiano, intervistato in esclusiva per Geoaction di Uretek

 

Direttore Generale FAI Angelo Maramai

Penso che tutti sappiano cos’è il FAI. Per coloro che ne hanno solo un’idea approssimativa, vuole riassumerci quali sono gli scopi dell’Associazione e le ragioni della sua fondazione?

Il FAI FONDO AMBIENTE ITALIANO, fondazione nazionale senza scopo di lucro, nasce quasi 40 anni fa, nel lontano 1975, grazie alla passione, all’entusiasmo e all’ambizione di “quattro grandi saggi”, visionari e concreti al tempo stesso: Giulia Maria Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli.
Sull’esempio del National Trust inglese, l’obiettivo dei fondatori era quello di contribuire fattivamente alla tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio d’arte, storia, natura del nostro Paese.
Da allora, ogni giorno, siamo impegnati a perseguire con fedeltà e determinazione la nostra missione, missione che nel tempo siamo andati declinando in tre grandi aree di intervento. Innanzitutto c’è l’attività di restauro e restituzione al pubblico di monumenti e luoghi di natura del nostro Paese, che ci vengono affidati per donazione da privati o in concessione da enti pubblici.

Gli esiti concreti di questo nostro lavoro sono nei 47 Beni, disseminati in tutto il territorio italiano, che tuteliamo e gestiamo: castelli e complessi monastici, giardini e aree naturali, importanti dimore e piccoli gioielli incastonati nel territorio, luoghi molto diversi tra loro ma accomunati dal fatto di essere ognuno una testimonianza originale e imperdibile della nostra storia e della nostra identità che, senza l’intervento del FAI, sarebbe stata condannata all’incuria e al danneggiamento.
Operiamo poi, attraverso importanti campagne di comunicazione – come la Giornata FAI di Primavera o il censimento dei Luoghi del Cuore – e progetti specifici dedicati agli studenti e alle scuole, per educare e sensibilizzare la collettività alla conoscenza e alla cura dell’arte e del paesaggio, affinché tutti, fin da piccoli, impariamo a riconoscere e amare la bellezza che ci circonda e da questa base di conoscenza e amore, ci impegniamo in prima persona a rispettarla e difenderla. Infine, e con un coinvolgimento decisamente in crescita negli ultimi anni, ci attiviamo per vigilare e intervenire sul territorio facendoci portavoce degli interessi e delle istanze della società civile.

L’uomo non può vivere senza un ambiente adeguato sia per quanto riguarda la sopravvivenza fisica sia per ciò che attiene ad un rapporto armonico più ampio e profondo. Nella sua esperienza, pur in questo periodo di crisi economica, ritiene che questi valori irrinunciabili siano ancora presenti nelle aspirazioni delle persone?

Certamente, anzi credo  proprio che se ci sarà un lascito positivo di questa terribile crisi economica, sarà proprio quello di averci in qualche modo obbligati a riconsiderare le nostre esistenze e i nostri valori. In quest’ottica tutti i temi per la cui difesa e promozione il FAI è nato e lavora, diventeranno, e stanno già diventando, sempre più centrali. L’equilibrio tra l’uomo e la natura, la conservazione del paesaggio per un futuro sostenibile, il senso di appartenenza alle proprie tradizioni e alla propria cultura, il benessere come risultato più dell’”essere” che dell’”avere”….
Quando, per esempio, apriamo al pubblico i Beni restaurati, invitiamo a visitarli e li animiamo con un’iniziativa culturale o una manifestazione per le famiglie, lo facciamo proprio per questo: per offrire a noi tutti il senso e il piacere di vivere un’esperienza di conoscenza, condivisione e bellezza in un luogo, di natura o arte, che ci restituisca il significato più profondo del nostro essere uomini.

 

Gli interventi di Uretek®, rivolti ad arrestare o prevenire i cedimenti che possono verificarsi in una struttura civile o industriale e commerciale, sono in qualche modo in linea con le attività del FAI nel senso che l’obiettivo finale è quello di recuperare e valorizzare l’esistente. Cosa ne pensa?

In effetti Uretek® e il FAI operano entrambi nell’ambito della conservazione degli edifici storici e dei monumenti. E so – sulla base dell’esperienza dei colleghi, ingegneri e architetti, dell’Ufficio Tecnico della Fondazione – che la tecnologia proposta da Uretek®, per la soluzione dei problemi di cedimento dei terreni ad esempio, può rispondere in maniera corretta all’esigenza di realizzare interventi di restauro che garantiscano la tutela e conservazione dei materiali e delle tecniche costruttive tradizionali e al tempo stesso riducano il più possibile il rilascio di prodotti inquinanti nell’ambiente circostante.
A partire da questi presupposti, la Fondazione in passato si è avvalsa dell’intervento di Uretek® nell’ambito dei lavori di restauro della Chiesa di S. Maria al Castello presso il Castello della Manta, nel cuneese, dove i gravi problemi strutturali, dovuti al cedimento delle fondazioni della tardo-cinquecentesca Cappella di Michelantonio, sono stati risolti con l’impiego di tecnologie Uretek®.

Tra le attività del FAI ci sono degli aspetti poco conosciuti che vorrebbe portare all’attenzione dei nostri lettori?

Credo che la Fondazione sia soprattutto nota per la sua attività di restauro e apertura al pubblico di Beni monumentali e naturali, mentre meno conosciuto è l’ambito della vigilanza e degli interventi sul territorio, in difesa del paesaggio e dei beni culturali. In concreto, ogni mese valutiamo decine di segnalazioni e richieste d’aiuto che ci giungono da cittadini, associazioni locali, amministratori ed enti pubblici, relative a siti culturali in degrado o a minacce di progetti di trasformazione a forte impatto ambientale. Di molte di queste segnalazioni diventiamo concretamente portavoce, raccogliendo e producendo tutta la documentazione informativa e presentando le relative istanze agli enti deputati. E in molti casi, l’intervento del FAI si è rivelato determinante per arrivare a una soluzione positiva. Si tratta di un lavoro molto impegnativo, e in continua crescita, che possiamo sostenere soprattutto grazie al coinvolgimento attivo della nostra rete di Delegazioni locali che, arrivate a quota 112, sono presenti in tutte le regioni italiane. Alle delegazioni, interamente formate da volontari appassionati e competenti, alla loro presenza capillare e al ruolo di “guardiani” del patrimonio naturale e artistico dei loro territori, dobbiamo la capacità di diffondere i valori che ci guidano e di incidere concretamente nelle multiformi e variegate realtà che costituiscono il tessuto storico e sociale italiano.

Quali sono gli obiettivi del FAI  per il futuro prossimo e remoto e qual è l’appello che più di ogni altro vorrebbe fare al pubblico?

Nell’ambito dell’attività di restauro, il futuro ci vedrà soprattutto impegnati in tre importanti interventi. Il primo, a cui abbiamo già iniziato a lavorare, è il progetto di restauro conservativo e rifunzionalizzazione di Palazzo e Torre Campatelli, originale testimonianza medievale della storia urbanistica e sociale di San Gimignano, uno dei borghi più belli e rappresentativi d’Italia, insignito del riconoscimento Unesco di “Patrimonio mondiale dell’umanità”.
Spostandoci a sud, in Puglia, a seguito della vittoria del bando pubblico della Provincia di Lecce, abbiamo ricevuto in concessione trentennale l’Abbazia di S.Maria di Cerrate.

Saremo dunque impegnati nell’attività di restauro, e poi di gestione e valorizzazione, di questo splendido monumento fondato dai normanni nel XII secolo, primo Bene FAI in Puglia. Si tratta di una straordinaria opportunità per far conoscere un altro pezzo del nostro importante patrimonio agli italiani e agli stranieri che frequentano il nostro Sud e una grande possibilità di ampliare la presenza del FAI sul territorio. Infine il FAI ha deciso di intervenire offrendo il proprio contributo al servizio della ricostruzione, dopo il terribile terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna.

Nel concreto abbiamo deciso di mobilitarci per il restauro di un Bene fortemente simbolico, il Municipio di Finale Emilia, nobile edificio settecentesco sovrastato, prima del terremoto, da un piccolo campanile che scandiva la vita della cittadina e rappresentava da sempre il cuore della comunità.
Ma per fare tutto questo – e  realizzare anche tutti gli altri progetti in ambito educativo e di sensibilizzazione e vigilanza sul territorio – per assicurare continuità, ampiezza di confini e incisività alla nostra missione, abbiamo davvero bisogno del concreto sostegno e della partecipazione di tutti: aziende, istituzioni, privati cittadini.
Lavoreremo perché cresca sensibilmente il numero degli iscritti al FAI – oggi “appena” 90.000, domani dovranno essere almeno il doppio – dei volontari, dei donatori e dei partner aziendali.
Il nostro impegno sarà dunque sempre più rivolto ad allargare il territorio di quanti credono che la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale sia un valore fondante per la nostra identità di cittadini e  una base imprescindibile per il rilancio economico, e morale, del nostro paese. E, di conseguenza, decidono di “scendere in campo” in prima persona.

“La tecnologia proposta da Uretek®, per la soluzione dei problemi di cedimento dei terreni ad esempio, può rispondere in maniera corretta all’esigenza di realizzare interventi di restauro che garantiscano la tutela e conservazione dei materiali e delle tecniche costruttive tradizionali e al tempo stesso riducano il più possibile il rilascio di prodotti inquinanti nell’ambiente circostante.”

“Il nostro impegno sarà dunque sempre più rivolto ad allargare il territorio di quanti credono che la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale sia un valore fondante per la nostra identità di cittadini.”

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