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Geotecnica in Italia: le problematiche, il futuro

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Lo stato di salute, le problematiche, il futuro.

Intervista al Presidente dell’Associazione Geotecnica Italiana
prof. Stefano Aversa

Prof. Aversa, Lei che è uno dei più giovani presidenti dell’Associazione Geotecnica Italiana, quale ruolo immagina per l’AGI durante la sua gestione?
L’AGI ha come scopo principale la diffusione della cultura geotecnica nel territorio nazionale e la promozione della geotecnica italiana all’estero. Questi compiti sono portati avanti mantenendo un’assoluta continuità con le gestioni precedenti. Possono essere diverse le modalità ma, a partire dal primo presidente, cerchiamo tutti di mantenere questo rigore accanto ad un’adeguata opera di promozione e diffusione. L’AGI in questo momento sta crescendo, sia come numero di soci in generale sia come presenza di soci collettivi e sostenitori, che rappresentano realtà industriali e imprenditoriali. Questo fa molto piacere poiché la geotecnica non è soltanto ricerca e progettazione in ambito professionale, ma anche realizzazione di opere, innovazione e diffusione tecnologica; la presenza e l’incremento dei soci che rappresentano queste realtà sono certamente ben visti dal Consiglio di Presidenza dell’AGI.

Ci può dare una Sua valutazione circa lo stato di salute della geotecnica italiana?
Mi sembra che la geotecnica italiana sia a livelli di assoluta avanguardia in ambito internazionale, sia nel campo della meccanica delle terre, sia in quello della meccanica delle rocce, così come in quello dei geosintetici. Questi tre campi rappresentano le principali associazioni internazionali (ISSMGE; ISRM; IGS) di cui siamo corrispondenti in Italia. C’è un’assoluta avanguardia, in Italia, nel campo della ricerca, della progettazione e delle applicazioni. Recentemente è terminato il convegno chiamato TC28 IS, organizzato a Roma sul tema “GEOTECHNICAL ASPECTS OF UNDERGROUND CONSTRUCTION IN SOFT GROUND” che è stato un grande successo internazionale in cui la geotecnica italiana, le relazioni italiane e gli articoli presentati dagli italiani sono assolutamente in linea, se non migliori, di quelli presentati dai colleghi stranieri. Quindi, da tutti i punti di vista, mi fa piacere confermare che la geotecnica italiana gode di un’ottima salute. Il problema, piuttosto, è la consapevolezza di questo stato di salute non tanto in un confronto con l’estero, ma all’interno della comunità tecnica italiana.
Mentre siamo ben conosciuti all’estero, si deve ancora fare un’opera di promozione e diffusione della cultura geotecnica all’interno del nostro paese, per far sì che sia sempre più riconosciuto il ruolo della geotecnica nell’ambito dei processi progettuali e realizzativi di opere, degli interventi di salvaguardia e stabilizzazione dei pendii, di difesa del territorio, delle discariche o altro. Diciamo che i problemi da affrontare sono più in Italia che all’estero.