Intervento a una chiesa antica: far risplendere un gioiello architettonico

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Chapelle Saint Nicodème – XVI secolo – Pluméliau (Francia)

Un intervento non invasivo, senza scavi o lavori in muratura, con l’utilizzo di resina URETEK GEOPLUS®.

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L’EDIFICIO

La Chapelle Saint Nicodème, ubicata nel canton de Baud, un territorio ricco di testimonianze archeologiche, è considerata da molti come uno degli edifici più belli della Bretagna.
Le prime pietre di questa gioiello architettonico furono posate all’incirca nel 1520 e la costruzione, ad opera dell’architetto J. Le Layec, durò fino al 1539.

IL PROBLEMA
Vi sono testimonianze datate 1914 che denunciano fessurazioni del campanile dovute a problemi in fondazione.
Un sondaggio geognostico realizzato nel 1926 pone all’origine dei dissesti la natura del terreno di fondazione costituito da scisti friabili e molto sensibili all’umidità. Nel 1972 si rileva un’inclinazione della cappella verso il lato Sud.
Nonostante le attenzioni che l’edificio ha ricevuto anche nel corso del XX secolo, i lavori realizzati non sono mai stati risolutivi.

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LA SOLUZIONE

Considerando che i precedenti interventi con iniezioni cementizie si erano rivelati insufficienti, la criticità della situazione ha reso improcrastinabile un intervento di consolidamento sia del terreno di fondazione che della fondazione stessa. L’intervento di compattazione del terreno di fondazione è stato realizzato con la tecnologia Uretek Deep Injections® mentre le iniezioni volte a riempire i vuoti nei giunti tra i blocchi lapidei, ripristinando il legante ammalorato o mancante, sono state eseguite utilizzando il metodo Uretek Walls Restoring®.
L’intervento è stato realizzato in due fasi: la prima nei mesi di aprile e maggio 2009 e la seconda tra il 6 ed il 9 ottobre 2009.

Da un punto di vista architettonico la cappella forma una croce latina (vedi immagine) con una navata di 31 m di lunghezza e 7 m di larghezza ed appartiene ad un periodo di transizione stilistica: la struttura generale resta d’ispirazione medioevale mentre le decorazioni sono più ascrivibili al repertorio rinascimentale. La torre principale, oggetto dell’intervento, raggiunge un’altezza di 50 m e poggia su una base rettangolare di 11 per 20 m.
Il piano d’imposta della fondazione è stato rilevato alla profondità di -1,0 m dal p.c.
Il livello di falda ha una profondità di -1.4 m dal p.c.
Le fondazioni della chiesa sono impostate a -3,0 m dal p.c. ed il suolo è prevalentemente costituito da micascisti alterati con presenza di fessure.
Tra gli anni 1927 e 1930 si sono realizzate delle iniezioni di cemento a bassa pressione per consolidare il terreno di fondazione.
Durante i sopralluoghi che hanno preceduto l’ultimo restauro sono state individuate importanti fessure imputabili all’umidità ambientale e alla non corretta regimazione delle acque di scorrimento superficiali.

L’INTERVENTO

Si sono iniettate nel terreno e all’interno del corpo murario della fondazione due tipi di resine espandenti caratterizzate da pressioni di rigonfiamento molto diverse tra loro.
Per riempire i vuoti presenti nei giunti dei blocchi si è utilizzata la resina IDRO CP 200 che possiede caratteristiche meccaniche paragonabili a quelle delle normali malte di allettamento mentre in corrispondenza dell’interfaccia terreno/fondazione è stata iniettata la resina URETEK GEOPLUS® caratterizzata da rapida espansione e alta pressione di rigonfiamento. Una successiva fase d’iniezione ha permesso di incrementare il modulo elastico del sedime maggiormente interessato dalle tensioni indotte dal carico della struttura, riducendone la sensibilità ai cedimenti.

L’intera durata dei lavori è stata controllata da uno studio esterno, preposto al controllo della qualità dell’intervento, che ha provveduto a realizzare prove pressiometriche comparative e carotaggi con prelievo di campioni sia del terreno che della fondazione.

I risultati dell’intervento sono stati molto soddisfacenti e potranno essere apprezzati a pieno col trascorrere del tempo. Già oggi, comunque, sono stati moltissimi gli apprezzamenti ricevuti al momento della restituzione dell’opera alla comunità locale.

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