Affidabilità Uretek: cosa ne pensano i professionisti? Ing. Paolo Saluzzi

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Intervistiamo i professionisti che hanno lavorato con noi, per un parere autorevole sull’affidabilità Uretek.
Iniziamo dall’ing. Paolo Saluzzi di Cernusco sul Naviglio (Mi), con cui abbiamo lavorato diverse volte, l’ultima delle quali a Cologno Monzese, per la ristrutturazione di una palazzina residenziale da sovralzare di un piano.

1. Buongiorno ingegnere, può dirci quando è stato costituito il suo studio e qual è attualmente la composizione dei suoi collaboratori e i campi di maggiore attività?

L’attività dello studio “Spazio Tecnico” è iniziata, come per tante esperienze professionali simili, da una attività individuale nel 1998. All’inizio lavoravo come collaboratore di altri studi di ingegneria poi, nel 2000, ho cominciato a lavorare in proprio, dapprima da solo e quindi con l’ausilio di altri collaboratori, geometri, ingegneri e ultimamente anche architetti. Attualmente nello studio collaborano un altro ingegnere, due geometri e un architetto; ci occupiamo prevalentemente d’ingegneria strutturale rivolta ad interventi di ristrutturazione e restauro statico, di nuova costruzione industriale, civile e infrastrutturale. Per quanto riguarda il solo settore industriale, ci occupiamo anche di progettazione integrata curando quindi anche l’aspetto urbanistico e architettonico. Siamo certificatori energetici e coordinatori sicurezza cantieri sia per il settore civile che per quello infrastrutturale, in ambito privato e pubblico. Da quest’anno siamo anche soci di uno studio associato (MPM Associati) più grande, che comprende circa dodici professionisti, per la gestione integrata di progetti complessi che interessano anche urbanistica, architettura e impianti.

2. Quando ha iniziato a utilizzare le tecnologie di Uretek® per il consolidamento del terreno e quanti sono i casi in cui ha utilizzato o consigliato Uretek®?

Se non mi sbaglio, i primi casi che ho trattato insieme a Uretek® risalgono al 2004 o 2005. Ricordo un intervento di sollevamento di una cabina Enel in un condominio in provincia di Milano e, sempre nel 2005, abbiamo utilizzato la tecnologia di Uretek® per consolidare dei terreni di scavo in un cantiere in cui avremmo dovuto, appunto, scavare a confine di un altro lotto. Dal 2005 e negli anni successivi abbiamo lavorato insieme ad Uretek® utilizzando le resine sia per il risanamento di edifici che avevano subito cedimenti differenziali in fondazione, che per la protezione dei bordi di scavo (quindi in maniera alternativa rispetto alle paratie di berlinesi, micropali o bentonite), che per il sovraconsolidamento di fondazioni esistenti, allo scopo di aumentarne la capacità portante.

3. Qual è il suo parere tecnico sulle modalità d’intervento, sull’efficacia dei trattamenti e sulla disponibilità e il supporto dell’ufficio tecnico e delle squadre operative di Uretek®?

Diciamo che l’aspetto che più mi piace come progettista, nella collaborazione con Uretek®, è la percezione di avere a che fare con un’interfaccia tecnica che conosce bene il proprio lavoro e una struttura operativa composta da tanti capisquadra abili e flessibili nell’organizzare le fasi di iniezione delle resine, sapendo bene adattare sul campo le teorie astratte che noi progettisti facciamo “funzionare” sulla carta. Questa doppia capacità e amalgama fra teoria e tecnica dovrebbe essere una costante frequente nell’edilizia moderna e invece, purtroppo, spesso ho a che fare con tecnici inesperti e operatori che non padroneggiano fino in fondo la tecnologia che stanno installando. Tale aspetto è tanto più pericoloso oggi che si usano tecnologie e materiali sempre nuovi, rispetto al passato dove le tecniche tradizionali erano parte del bagaglio “storico” tecnico e operativo delle maestranze. Un altro aspetto che ritengo essenziale è che le resine rappresentano oggi, in svariati campi di applicazione, una valida alternativa ad altre soluzioni tradizionali, grazie alla loro facilità di cantierizzazione, velocità di messa in opera e versatilità di utilizzo (dal sovraconsolidamento dei terreni, al recupero di cedimenti, alla protezione di scavi, al riempimento di cavità interrate,…). Ad esempio, la normativa strutturale vigente impone di svolgere nuove verifiche in fondazione nel caso di incremento dei carichi sulla struttura: dal momento che sempre più si ricorre nelle città ad operazioni di ristrutturazione invece che demolizione e nuova costruzione, ecco che le tecnologie di aumento delle caratteristiche strutturali delle fondazioni senza necessità di opere edili interrate, risultano sicuramente vincenti sotto molteplici punti di vista. Un altro aspetto che ho apprezzato di Uretek® è stato in occasione dello svolgimento di un appalto pubblico, quando ho avuto a che fare anche con il loro ufficio amministrativo per ciò che riguardava la gestione contabile dell’appalto stesso. In quel caso, anche il loro ufficio amministrativo è stato all’altezza della situazione, considerando la complessità contabile di quell’appalto e il numero copioso di adempimenti burocratici necessari.

4. Uretek®, con i suoi vent’anni d’esperienza e più di 100.000 casi risolti nel mondo, rappresenta essa stessa un esempio di continuità e affidabilità nel tempo. Oltre a questo, che importanza attribuisce alle certificazioni, ai brevetti e alla ricerca scientifica nella scelta di un’impresa cui affidare un incarico?

Ricordo chiaramente una vignetta riportata sul mio libro di Tecnica delle Fondazioni: era ritratto il costruttore della Torre di Pisa (che era disegnata alle sue spalle ancora perfettamente diritta) mentre dichiarava che per fare lo sconto sull’appalto aveva dovuto sottodimensionare le opere di fondazione, ma che tanto non c’era alcun problema, poichè del risparmio sulle fondazioni non si sarebbe accorto nessuno, essendo ben nascoste sotto terra. Sappiamo tutti come poi è andata a finire! In effetti quello delle fondazioni è sicuramente uno dei problemi in cui noi tecnici riscontriamo una maggiore aleatorietà rispetto agli altri elementi strutturali. L’aleatorietà è provocata da due fattori principali: si tratta dell’unica parte dell’edificio che resterà sempre nascosta durante la vita utile (e quindi non più indagabile) ed è l’unica parte dell’edificio che interagisce direttamente con un elemento naturale (il terreno) che non risponde alle leggi deterministiche della tecnologia edilizia odierna. Inoltre, trattando di opere di fondazione, proprio perché nascoste alla vista, è spesso difficile accorgersi sul nascere di problemi che purtroppo possono avere una degenerazione patologica nel futuro, quando i loro effetti saranno riportati anche sulla struttura soprastante. Ecco che allora, un’azienda che possa vantare uno storico di diversi anni del proprio brevetto, confermato da una casistica così variegata e molteplice, permette di garantire al progettista la fiducia non solo nella applicazione del brevetto ma anche nella durabilità delle caratteristiche strutturali e tecnologiche. La mia esperienza con Uretek® è iniziata solo dieci anni fa, e in questi anni ho progettato con loro interventi con orizzonti a lungo termine e questo, come progettista, mi pone in una situazione di tranquillità e di affidabilità anche per le mie future responsabilità.

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